martedì 15 giugno 2010

Wim Wenders e il senso della fotografia come antidoto all'incombere della morte


Mi piace molto Wim Wenders. Ho amato - e amo - la maggior parte dei suoi film.
Del tutto casualmente ho scoperto il suo "Palermo shooting" che, del resto, è un film nato quasi per caso, quando uno di Palermo, con agganci nell'amministrazione comunale ebbe l'idea di invitare Wim Wenders perchè facesse un film ambientato a Palermo.
Incredibilmente, Wim Wenders accettò la proposta, fluidamente, e in men che non si dica fu a Palermo con la sua troupe.
In un tempo relativamente breve realizzò la maggior parte del materiale.
Inizialmente, il film fu poco strutturato.
Soltanto dopo, venne realizzata una traccia, una storia. Germoglio un'idea.
Come spiega lo stesso Wenders in 'intervista contenuta nel libro che correda il DVD, fu la città, il luogo, a raccontare la sua storia e a condurre il regista nello sviluppo della trama.
Come del resto era già accaduto per altri film apprezzati, come era stato il caso di Lisbon story, per fare un esempio.
Questa è la trama

Finn è un fotografo di successo. La sua vita è un flusso ininterrotto di azioni: telefonate, lavoro, musica nelle orecchie, viaggi. Finn dorme pochissimo, il suo sonno è abitato da incubi. Il suo animo è torturato: scegliere ciò che davvero preme, scegliere cioè l'arte o proseguire nella lucrativa carriera della fotografia di moda? Finché una sera la morte si presenta sotto forma di un incidente d'auto, a cui il protagonista sfugge per miracolo. L'incontro sfiorato con la morte cambia la sua vita. Con la scusa di un servizio fotografico da realizzare a Palermo, Finn parte. Ciò che vuole veramente è ricominciare da zero, riavviare la sua vita come si fa con un computer bloccato. Finn si sente inseguito dalla morte, che gli appare in un personaggio misterioso sempre accanto a lui, quasi che l'appuntamento con la Fine fosse stato soltanto rimandato. Sarà l'incontro con Flavia, restauratrice impegnata a recuperare un grande affresco raffigurante il trionfo della Morte, a richiamare Finn verso la vita.

Il DVD è disponibile in commercio assieme ad un libro, intitolato "Gli spazi di un'immagine" (a cura di Frank J. Martucci), con scritti di Wim Wenders, un'intervista al regista di Bruno Di Marino, note biografice, filmografia e contributi critici. Il libro offre delle interessanti chiavi di lettura sulla poetica di Wim Wenders e sul suo particolare rapporto con i luoghi.

Nel film, ci sono tanti temi che si intrecciano inestricabilmente: la crisi esistenziale di Finn, l'impossibilità per lui di dormire e il fatto di essere visitato da improvvisi accessi di sonno nei luoghi più impensati che lo fanno affacciare su inquietanti squarci onirici che ripropongono in modo distorto e amplificato segmenti della realtà che ha appena vissuto. Ma c'è anche una riflessione profonda sulla morte e sul senso del vivere, oltre che sullo scorrere del tempo e sulla variabilità della durata in funzione di componenti soggettive; e l'interrogarsi sulla funzione del fotografo (e del cineasta) come colui che cattura la realtà con l'obietttivo della sua macchina fotografica (o da presa), ma che - così facendo - la interpreta e la reinventa (o in alcuni la manipola), combattendo allo stesso tempo proprio con il suo furor fotographandi l'effimero, il seme insidioso della putrefazione, il decadimento e l'avanzare inarrestabile della morte.
E', per l'appunto, intensa la meditazione sul tema della morte, davanti al grande e potente affresco su "Il trionfo della morte", conservato all'interno di Palazzo Abbatellis di Palermo.
Come pure è un'autentica gemma il breve colloquio con Letizia Battaglia, la grande fotografa di Palermo che ha insegnato a generazioni di giovani fotografi a gestire il difficile rapporto con la rappresentazione fotografica instantanea dei fatti di cronaca cruenti che esprimono ancora una volta il rapporto del fotografo con la morte e con il morire.

Soprattutto, è la città di Palermo a far da protagonista di questa storia "non storia", Palermo con una serie di scorci inediti del centro storico, angoli nascosti, portoni fatiscenti, dietro i quali si aprono prospettive insolite e visooni che inducono meraviglia, il porto di Palermo, ma anche Monte Pellegrino sulla cui cima più si erge una surreale foresta di tralicci e ripetitori che nessuna associazione ambientalista è riuscita a far rimuovere e che, malgrado tutto, posseggono un loro intrinseco fascino post-moderno.
Io non sapevo nulla di questo film.
Non era entrato nel circuito delle grandi sale cinematografiche. Forse a veva fatto un transito veloce in qualche cinema d'essai. L'ho scoperto casualmente in libreria nella versione libro+DVD, èper i tipi di Feltrinelli.
Palermo shooting non a tutti i Palermitani è piaciuti. Alcuni - secondo me - con molto snobismo intellettuale hanno detto che è un'autentica schifezza.
Secondo me costoro sono troppo impigliati in una forma di palermitanità asfittica ed imbrigliante, aggravata dalla boria di voler affermare che solo un Palermitano può avventurarsi a parlare di Palermo e della sua complessità o di raccontarla per immagini.
Io, personalmente, mi ribello di fronte a questo modo di vedere le cose.
Per rendersene conto, basterebbe andare a vagabondare in giro per le vie di Palermo, armati di macchina fotografica e abbandonarsi ad uno sguardo che vada oltre le cose e che sappia cogliere scorci/istanti unici ed irripetibili.
Passaggi, direi.
E chi si avventurasse a far ciò, abbandonando sterili rigidità intellettualistiche, avrebbe anche la sorpresa di scoprire molti dei posti che sono entrati con grande fascino e vigore nella narrazione cinematografica di Wim Wenders.

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