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venerdì 22 aprile 2011

Il merlo caduto


Nei fumi dei gas di scarico
e nei sentori grevi degli incendi di plastica e altri detriti
mi colpisce il penetrante profumo
del glicine fiorito e dei pittosfori
che evocano il buio vibrante e la dolcezza sontuosa

di notti orientali


Un merlo è caduto stecchito sul cemento


Giace sul dorso
con le zampine rattrappite,
gli occhiettti devastati
che non vedranno più un'alba
e il becco giallo-arancione appena schiuso

martedì 19 aprile 2011

Ogni tanto, la primavera ritorna...


I giorni passano,
veloci a volte,
lenti altre

Un tempo si strappava
un foglietto dal calendario
in cui ogni giorno del mese
era scritto in grandi numeri rossi:
un singolo foglietto per ogni giorno.
Tutto l'anno era rappresentato
da un blocco di 365 foglietti
e, guardandone lo spessore che si riduceva,
avevi il senso del tempo trascorso

Da bambino, strapparli
era un privilegio
che mi era riservato
e, in una scatola,
conservavo gelosamente
i giorni trascorsi,
come fossero preziose reliquie

Erano un po' appiccicati l'uno all'altro

Ricordo vividamente che mi costava un po' di fatica
levare il foglietto vecchio
e far venire alla luce quello nuovo:
cercavo di farlo con cura,
perchè non volevo che quei foglietti si strappassero.
Sarebbe stato come distruggere i giorni passati,
profanare quelli futuri:
certo, una cosa non di buon auspicio

In questo, nell'archiviare
il giorno appena trascorso,
procedevo con prudenza
con delicatezza,
benchè volessi bruciare le tappe

Mi chiedevo come sarei stato
nell'allora mitico anno 2000
che mi pareva lontanissimo,
quasi irraggiungibile,
Cosa avrei fatto?
- mi domandavo -
senza poter trovare risposte
e facevo il computo dell'età
che avrei avuto,
impaziente di andare avanti

Quei foglietti strappati,
mi davano il senso del tempo che scorreva,
come le foglie morte d'autunno,
il lento cangiare dei colori,
l'arrivo delle prime pioggie e del freddo
e, ogni tanto,
per noi gente del Sud,
anche l'effimero biancore d'una nevicata
e credevi nella ciclicità, nei ritorni e nei ricorsi

Oggi, invece, non te ne accorgi più

Vai avanti
un giorno appresso
all'altro.

Si consumano, i giorni,
come chicchi di riso
allineati,
che scivolano attraverso il collo
d'una clessidra gigante
ma quelli passati
sono perduti per sempre
non ritorneranno a passare
una seconda volta

Poi, all'improvviso,
vedi che sono arrivati
i primi rondoni ad intrecciare i loro voli,
il glicine è fiorito
e riempie l'aria di inebriante profumo
e altri profumi sontuosi
ti entrano nelle narici
e gli uccelli si accoppiano

E' la primavera che continua ad arrivare,
malgrado tutto
e, ogni tanto, te ne accorgi
e sorridi rinvigorito
davanti alla vita che ritorna
e riempe l'aria che respiri

Palermo, il 19 aprile 2011

lunedì 16 novembre 2009

Non temerò alcun male alle soglie dell'autunno

Autunno
L'autunno incalza

Foglie ingiallite
danzano lievi
cadendo sull'erba smeraldina
appena cresciuta


Tralci di vite americana
abbarbicati su di un muro diruto
disegnano
chiazze cromatiche
rosso-ruggine,
intense

Un coniglio saltella via
le orecchie sollevate,
trepidanti

Odore forte d'umido e funghi
nel fitto della boscaglia
dove non giunge mai
un raggio di sole,
ma solo riflessi cangianti
filtrati dalle fronde

E il gracchiare di invisibili corvi

E l'improvviso frullo d'ali
del piccione selvatico che si leva in volo,
impaurito

E la rugiada sopra ogni cosa
con le sue sottili gocce
- e tutto é stillante

Nel vuoto di parola
e d'azioni
ho quanto basta:
uno scalpiccio di passi,
costante,
alle mie spalle

Ancora per un po'
posso andare innanzi

E non temerò alcun male

mercoledì 11 novembre 2009

La malinconia dell'autunno e l'accettazione delle cose guaste

Monza, parco. Viale pachinato
(foto di Marilena Duca)


E' strano come uno stesso luogo possa comunicare sensazioni contrastanti.
In questo caso, osservando la fotografia del parco di Monza all'inizio dell'autunno, con la sua solitudine, con quel letto di foglie ingiallite a terra, sento montare dentro di me un sentimento di pacificazione ed uno di malinconia che coesistono e s'intrecciano l'un con l'altro.
Forse, perchè è nell'autunno - più che in altre stagioni - che si realizza il contatto con la parte più matura di noi, quella che è capace di venire a termini (di dialogare) con le piccole cose guaste (e deteriorate) della nostra vita, con quelle cose che noi stessi abbiamo danneggiato con le nostre stoltaggini e che non potranno tornare ad essere come erano prima; e che, ciò nondimeno continuano ad esistere in un modo più sommesso e che, se soltanto siamo capaci di scendere dal nostro piedistallo di grandiosità, possono continuare (o riprendere) a parlarci...

sabato 7 novembre 2009

Le tre sorelle cadute in una danza all'autunno


Eravam sette sorelle...
Ora, poverelle,
sull'asfalto siam tre gemelle
E aspettiamo le gamelle
piene di patelle,
ma senza acetoselle

E, mentre diventiamo
vieppiù tristarelle,
gialle ci facciamo
come limoncelle...

Eppur siam sempre belle...
e siam sempre quelle
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