sabato 17 luglio 2010

A Palermo, atto di vandalismo contro un'opera scultorea raffigurante i magistrati Falcone e Borsellino

Questa la notizia di agenzia.

Danneggiate le due statue in gesso raffiguranti i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, posizionate ieri pomeriggio nel centro di Palermo, tra piazza Castelnuovo e via Quintino Sella. La scoperta e' stata fatta questa mattina, verso le 9.30, da una pattuglia dei carabinieri in transito in via Liberta. Le statue, realizzate dallo scultore palermitano Tommaso Domina, erano state posizionate sul marciapiede, parallelamente a via Libertà, insieme ai rappresentanti dell'Associazione Falcone-Borsellino di Palermo. Indagano i carabinieri della Compagnia Piazza Verdi. Sul posto sono intervenuti personale della Sezione investigazioni scientifiche del Comando provinciale per i relativi rilievi tecnici. (AGI).

Lungo via Libertà, nel tratto più prossimo a Piazza Castelnuovo, attorno a mezzogiorno, si accalvava una piccola folla nel cui mezzo si intravedevano le divise dei carabinieri e dei Vigili Urbani, oltre ai loro mezzi parcheggiati lì presso.

Tra le persone assiepate si potevano scorgere due inquietanti masse scure distese per terra: dei corpi si sarebbe detto, immaginando subito che qualcosa di grave fosse accaduto.

Invece, avvicinandosi e sbirciando tra i passanti assiepati, con un certo sollievo - ma ciò nondimeno con indignazione - si poteva constatare che si trattava di due statue, apparentemente bronzee, ma in realtà di gesso, come si indovinava dalla profonda spaccatura che aveva parzialmente recisa la testa dal corpo di una delle due e dai numerosi frammenti sparsi attorno.

Uno dei militi dell'Arma, interpellato, spiegava che le due statue facevano parte di un'installazione scultorea: un soggetto seduto sulla panchina, l'altro in piedi davanti a quello seduto a simulare una conversazione.

Insomma, un'installazione scultorea alla maniera dell'americano Seward Johnson che abbiamo imparato a conoscere per le numerose sue sculture esposte a cielo aperto a Mondello, tre estati fa.

Sempre dal Carabiniere apprendevo che le due statue era state vandalizzate proprio poco tempo prima, quindi, alla piena luce del giorno, così come era stato danneggiato il cartello esplicativo parzialmente strappato.

Il fatto era stato sottoposto all'attenzione degli inquirenti attorno alle 9.30 del mattino.

Il vandalo si era accanito in particolar modo su una delle statue - quella dell'uomo seduto - che risultava - come già detto - spaccata in più punti.

Poco più tardi, è arrivato un nucleo della Compagnia dei Carabinieri di Palermo per delimitare la "scena del crimine" e per compiere tutti i rilievi necessari di prammatica (impronte digitali, tracce biologiche) nel caso si ponga la necessità di effettuare dei confronti con eventuali sospetti.

Anche se, al momento, a quanto pare non vi è nessun testimone dell'atto vandalico.

Poco dopo, concitato e visibilmente affranto, è arrivato lo scultore Tommaso Domina.

"In tutte le città d'Europa si espongono opere d'arte di questo tipo - ha detto - e nessuno agisce in modo così barbaro", aggiungendo poi: "Quando mi è stato chiesto se ero disposto a collocare questa installazione lungo via Libertà, ho detto di sì; ho voluto dare fiducia alla città. Ed eccoci qua".

Il cartello parzialmente strappato riportava queste parole:

Giovanni, Paolo - si leggeva nella parte risparmiata - due uomini liberi come le loro idee nel sole nell'allegria nell'amicizia (l'ultima frase incompleta)

Ecco: le due statue rappresentavano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, intenti in conversazione nel cuore della loro città! Paolo Borsellino seduto, Giovanni Falcone in piedi davanti a lui.

Il gesto di un vandalo anonimo assume, dunque, un carattere più mirato, tingendosi delle qualità proprie di un'azione vile (forse commissionata da mandanti che stanno nell'ombra, anche se potrebbe trattarsi solo di uno squilibrato) che, ancora una volta, offende le istituzioni democratiche e il sistema della Giustizia, proprio due giorni prima della ricorrenza della strage di Via D’Amelio in cui si spensero le vite di Paolo Borsellino e della sua scorta.

Come se la mano del vandalo avesse trucidato di nuovo, in effige, i due eroi della lotta contro la Mafia.

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