martedì 9 febbraio 2010

La ragazza dei miei sogni: un romanzo tra il perturbante freudiano e le fantasie cosmogoniche alla maniera di H.P. Lovecraft


La ragazza dei miei sogni di Francesco Dimitri (Gargoyle Books, 2006) si legge con grande piacere, perchè la narrazione si muove con efficacia nella dimensione del perturbante in modi accattivanti, non scontati e con la giusta dose di suspense.
La letteratura sul Vampiro in senso lato e sui demoni (e prima ancora su tutto il corpus di credenze popolari che vi è sotteso) si fonda, infatti, proprio sulla dimensione dell'Unheimlich freudiano, cioè su quella dimensione psichica che ha che vedere con il rimosso e con tutto ciò che, con tale meccanismo, è stato allontanato dal campo della coscienza.
Il Vampiro, come tutta una serie di altri esseri "spaventosi" inclusi i demoni che stanno a monte delle credenze popolari su figure specifiche, rappresenta - il più delle volte - secondo un'interpretazione psicodinamica (essenzialmente psicoanalitica) il "ritorno" del rimosso, in modi che sono assolutamente distaccati dal movente originario e proprio per questo sono tanto più inquietanti (e profondamente attraenti, al tempo stesso).
Ernest Jones, uno dei primi allievi allievi di Freud, nonché suo biografo ufficiale, fu molto attratto da questi fenomeni e scrisse un'importante saggio "On the nightmare" (1910, oggi introvabile nella sua traduzione italiana, stampata per i tipi di Astrolabio), nel quale - seguendo le orme di Freud - cercò di tracciare una matrice comune alla base d'una serie di credenze popolari, profondamente radicate nella storia e, tra l'altro, universali (quindi profondamente connesse, secondo Jones, con alcuni meccanismi di funzionamento della psiche).
I primi anni della psicoanalisi furono estremamente produttivi: i suoi pionieri, infatti, al di là delle applicazioni cliniche della nuova "scienza" della mente, cercarono di applicarne i principi ai più svariati campi del sapere e, ovviamente, le tradizioni popolari, i miti e le leggende non sfuggirono a ciò.
Vennero posti, in alcuni campi, degli interessanti canoni esplicativi e vennero gettate le basi di una nuova espistemologia implicante la necessità di ricondurre alla parte oscura della mente (l'Inconscio) fenomeni prima considerati del tutto inesplicabili.
L'occulto e il paranormale, sotto l'impulso conoscitivo della psicoanalisi vennero rivoltati ed esaminati, anche se rimasero sempre delle frange oscure che vennero tralasciate con una saggia "sospensione" del giudizio (in accordo con la presa di posizione dello stesso Freud).

Nella griglia di lettura sul "perturbante", elaborata da Freud, i vampiri, - così come i licantropi o i morti viventi o gli zombie - sono tutti accomunati dall'essere dei "revenant" (riconducibili peraltro alla stessa matrice degli Incubi e dei Succubi), cioè fantasmi che, dal nostro passato emozionale lontano (ma anche dal nostro passato storico infantile dimenticato) riemergono, senza che sia possibile tracciare la connessione originaria e, dunque, apparendo ancor più spaventosi, perchè dotati di vita propria ed "esternalizzati" (ovvero plasmati dal meccanismo della proeizione o della identificazione proiettiva).
Dimitri, mostrando di possedere una profonda conoscenza di tutto questo, riesce a coniugare perfettamente le leggi psicologiche che regolano il versante soggettivo di simili fenomeni con le "ipotesi" letterarie, mitologiche e anche cosmogoniche su di essi.
E, con grande abilità, fa nascere l'evento straordinario e perturbante dalle pieghe della "normalità" e da un'individualità frustrata e solo armata del potere d'una forte elaborazione fantastica, come strumento di fuga (caratteristiche che vengono attribuite al protagonista sin dall'incipit della storia).

La vicenda si legge con grande fluidità ed interesse, perchè il disvelamento della verità avviene per indizi e per sovrapposizioni successive, attraverso una vera e propria indagine paranormale, in cui il protagonista incredulo viene condotto sino alla consapevolezza per passaggi subentranti dall'amico/mago Dagon che funge anche da guida e da mentore.
Dagon è colui che "sa", perchè conosce i misteri dell'Universo, conosce ciò che è invisibile agli occhi e sa anche che non bisogna guardare sino in fondo alcune cose, perchè il prezzo da pagare - per aver visto la realtà nascosta com'è - è la pazzia.
I demoni si possono soltanto contrastare e temporaneamente mandare via, ma nel far ciò - mentre riprendono le lor sembianze originarie non devono essere guardati, così come Perseo poté uccidere la Medusa soltanto avendo escogitato il modo di farlo senza fissarla negli occhi: come lo sguardo di Medusa aveva il potere di pietrificare, così la visione della forma dei demoni rende folli per sempre.

Dagon rappresenta, in verità, anche l'omaggio a Lovecraft e alla sua convinzione che esistano degli esseri "antichi" che precedono di gran lunga l'uomo (i Grandi antichi) e il cui aspetto è assolutamente inconcepibile per la sua limitata mente. L'omaggio a Lovecraft (che, peraltro, ricalca uno degli stilemi della letteratura gotica) è anche nell'affermazione che la conoscenza della verità implica la follia e che a chi ha visto demoni ed entità sovrannaturali, sopravvivendo, rimane solo la possibilità di un balbettìo folle e disarticolato con il definitivo disancoramento da una condizione di sanità mentale.
Chi ha "visto" è condannato a rimanere "folle", perchè la sua mente non può contenere ciò che ha visto e che ha scardinato le ordinarie categorie di spazio e tempo.

Dunque, vi è nel romanzo di Dimitri, un abile contraltare tra alcune delle "classiche" spiegazioni psicologiche sul perturbante che, in definitiva, nasce dalla mente e che viene rivestito di immagini e fantasmi che noi vogliamo immettervi e le teorie cosmogoniche sull'esistenza di entità sovraumane che vivono una loro vita che casualmente viene a contatto con le traiettorie di vita degli umani (quelle sivluppate al massimo grado da H. P. Lovecraft, il folle di Providence, e dai suoi epigoni).
Il suo indubitabile pregio - come osserva anche Valerio Evangelisti nella sua prefazione - è che queste tematiche sono state trasposte con abilità (e vivacità) ad una quotidianità "nostrana" e a quella che, apparentemente, si sviluppa come una storia d'amore.
In questo, Dimitri spezza il pregiudizio che il romanzo horror per essere tale debba avere necessariamente una location ed un'ambientazione consona al Gotico, fatta di brume, brughiere e vecchie rovine.

Nota biografica sull'autore

Francesco Dimitri è un noto esperto di letteratura fantastica, magia e paranormale.
Nato a Manduria (TA) nel 1981, vive e lavora a Roma.
Ha pubblicato quattro saggi, Comunismo magico (2004), Guida alle case più stregate del mondo (2004) Neopaganesimo (2005) e Manuale del cattivo (2006), oltre ad essere co-autore di Dies Iraq (2003), tutti con Castelvecchi, e un romanzo, già opzionato per il cinema, La ragazza dei miei sogni (Gargoyle Books, 2007).
La Guida alle case più stregate del mondo è considerato un piccolo cult, e ne sta uscendo un'edizione spagnola.
Collabora con XL, scrive sceneggiature e terrorizza gli amici coinvolgendoli nei giochi di ruolo.
Leggi la recensione di Costanza Ciminelli

1 commento:

  1. molto bello, questo articolo. soprattutto perche' riesce a scovare, in quella che troppo spesso e frettolosamente viene definita letteratura di intrattenimento (come se l'intrattenimento fosse una cosa sconveniente), i margini di intensita' che ne fanno, alla fine della fiera, il prodotto simbolico che piu' di altri, con altre e alte pretese, riesce a... scolpire l'immaginario, a modellarlo.

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