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venerdì 30 aprile 2010

Bici d'artista: un bell'esempio di arte spontanea

Bici d'artista
(foto di Maurizio Crispi)

C'è da chiedersi cosa faccia il proprietario della bici quando decide di usarla.

La scarta meticolosamente per non rovinare l'involucro (da riutilizzare in futuro), oppure la usa così com'è con tanto di copertina?

In ogni caso, è sicuramente uno che ci tiene davvero tanto alla sua bici e che intende preservarla dai colpi tempo e proteggerla dalle intemperie, dalla ruggine, dalla corrosione, dal decadimento.

Non mi ricordo dove sia accaduto: un'artista moderno realizzò un'installazione (così si dice adesso) che prevedeva che interi edifici (o monumenti)venissero incartati in enormi involucri di carta (o tela o plastica) bianca.

Sarei contento se qualcuno che si ricorda meglio mi dicesse di più di questa cosa.
Se la bici fosse stata disposta in questo modo da un'artista e collocata all'interno di una galleria d'arte oppure in altro luogo esposto al pubblico (con apposita etichettura), come installazione, appunto, molti avrebbero parlato di opera d'arte.
Come nel caso della famosa (e dissacrante) "merda d'artista".
La merda è merda.
Però, se è un artista a prendere la sua merda e a inscatolarla, allora viene nobilitata e diventa "merda d'artista" e, in un modo oppure nell'altro, può destare l'interesse dei critici e dei galleristi.

Siccome quella incartata è la bici del fruttarolo, nessuno vede la cosa in questi termini.

Eppure, dove sta la differenza?
Per essere coerenti (e se fossimo coraggiosi intellettualmente) dovremmo dire pane al pane e vino al vino e affermare che il fruttarolo, senza saperlo, è un grande artista spontaneo...
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